ABBIAMO SCHERZATO…

ABBIAMO SCHERZATO…

Girano voci e si leggono un sacco di inesattezze.
Purtroppo è la normalità, bisogna farci l’abitudine.
Resta però lo sconforto di ritrovarsi come al gioco dell’oca al punto di partenza una volta intravisto il traguardo.
“C’est la vie!”
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Faccio subito una premessa a scanso di equivoci. Non vorrei che a qualcuno gli partisse l’embolo.
Il transitorio per gli abilitati resta in “cassaforte”, compreso il terzo anno FIT, sia per chi ha già iniziato che per le future GMRe. Qui parliamo degli altri due concorsi previsti dal D.Lgs 59/17, cioé quello per i colleghi con servizio ma senza abilitazione e i laureati con 24 CFU.
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Detto questo cerco di fare il punto, anche se personale.
Se volessi commentare con un titolo direi:
“Abbiamo scherzato!”
oppure
“Venghino signori venghino, altro giro altra corsa…”

Resta il dubbio di aver sprecato tanto tempo in un lavoro…inutile. A sentire le voci che circolano, pare che da domani per avere un posto in cattedra sarà sufficiente superare un tradizionale concorso pubblico.

Basta titoli, abilitazioni e specializzazioni, apprendistati e tirocini triennali. Il Governo in carica sta pensando ad una “scorciatoia” per avere tutto e subito.
Intanto spero che qualcuno prima o poi spieghi a questi signori che il FIT è composto oggi di due anni di formazione e non tre, uno per l’abilitazione e l’altro per tirocinio a scuola.
Il terzo anno corrisponde, né più né meno, all’anno di prova della precedente modalità di reclutamento.
Perché a riempirsi la bocca di chiacchiere siamo buoni tutti, un po’ meno magari a leggere le leggi e fare due più due.

Vado ripetendo da diversi mesi che il Dlgs 59/17 prevede già, come probabilmente sarà in futuro, il superamento iniziale di un concorso, proprio per evitare l’accumularsi di servizio di aspiranti docenti, sfruttati con anni di precariato, senza la possibilità di stabilizzarsi a causa dell’articolo 97 della Costituzione (paradossalmente invece questo diventa un obbligo per le scuole paritarie e private, siamo o non siamo l’Italia).  Una volta superato il Concorso si accede alla formazione vera e propria, che prevede un primo anno teorico all’Università per l’abilitarsi, così come era stato per SiSS, TFA e PAS, con la differenza che in questo caso sarà il MEF a pagare (circa 600 euro mensili). Una volta terminato e superato il primo anno si ha la possibilità di accedere ad un anno di formazione attiva, un vero e proprio apprendistato, pagato dal MIUR con una cifra di circa 1000 euro mensili.

Si arriva così finalmente, dopo aver superato questa prima fase di Formazione-Apprendistato, all’accesso ad un incarico di supplenza annuale, in sostituzione del così detto “Anno di Prova” (3 Anno di FIT). Detto con i numeri  diciamo un 2+1 per la conferma in ruolo. Al posto del legislatore avrei quindi operato una semplificazione semplice semplice, accorpare i primi due anni in un solo anno: Abilitazione + Tirocinio,  così come accadeva con la SISS o il  TFA. Quindi firmare per l’Anno di Prova. Insomma un modulo  1+1.
In questo modo sarebbero state garantite due esigenze:   abbreviare il percorso di reclutamento e allo stesso tempo di seguire il percorso d’inserimento nella scuola in modo più graduale.

Perché una cosa è superare delle prove fredde e teoriche, un’altra è ritrovarsi in classe a dover gestire da soli le complessità della professione, per non parlare delle responsabilità civili e penali che la stessa comporta.

Mi dispiace constatare che si sia scelta la strada più assurda e cioè il ritorno al passato, all’ultimo concorso aperto a tutti, quello del ’99.

Unico requisito di ammissione la Laurea e, forse ma non è ancora chiaro, il conseguimento dei 24 CFU all’Università, su alcuni esami pedagogici propedeutici all’insegnamento.

Per quanto riguarda poi le prove, niente più preselettiva (questo è un bene), ma le classiche due prove scritte e una prova orale, quest’ultima sul modello già testato nei concorsi 2016 e 2018, cioè la lezione su un argomento estratto 24 ore prima, compresa la valutazione sulla conoscenza della lingua straniera comunitaria (livello B2) e sulle conoscenze informatiche.
Per il Sostegno e gli ITP ci sarà un concorso a parte come già avvenuto nel 2016 e 2018. Per le graduatorie di merito regionali,  probabilmente si daranno 40 punti (media due scritti) + 40 punti (prova orale) e 20 punti per i titoli. Immaginiamo sia escluso il servizio, così come accadeva prima del 2016.

Un’altra novità importante sarà la regionalizzazione dei concorsi che si svolgeranno solo nelle regioni e nelle CdC dove saranno disponibili i posti. Si prevede inoltre una stretta sulla mobilità prevedendo un blocco, cioè un vincolo di 4 anni dopo il superamento dell’anno di prova (in realtà sono cinque se comprendiamo lo stesso).

Vorrei che fosse chiaro che le mie sono solo supposizioni legate alla logica delle cose, ma anche alla conoscenza personale dei politici che stanno operando queste modifiche. Non ho veline o altro su cui lavorare. Ho sempre preferito lavorare così, su testi e dati. Evito di leggere “fesserie” o “patrocini” sui social, anche se vi partecipo attivamente ma solo per spiegare o motivare talune scelte. Preferisco lavorare così. Magari se proprio devo fare una critica, direi che avremmo tutti gradito un dibattito, un tavolo di lavoro, ma anche delle bozze serie su cui ragionare insieme, discutendo realmente e seriamente di questi problemi, un po’ perché li conosciamo dal di dentro e un po’ perché siamo stati artefici, insieme a tanti altri, di modifiche e miglioramenti dei vecchi Decreti Legislativi che ora si intende cancellare.

Resteremo comunque vigili e pronti a segnalare ed eventualmente contestare errori o inesattezze che possano minare la scuola nelle sue fondamenta, così come abbiamo già fatto nel 2015 con la Legge 107.

Non vorrei sbagliarmi, ma temo personalmente che il rischio non sia poi così basso…

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