ALLE CERTEZZE…PREFERISCO IL DUBBIO

L’amico Bruno Ventura mi ha invitato nel nuovo gruppo che ha aperto ieri. Per salutare i colleghi ho espresso su richiesta le mie considerazione sulle nuove iniziative in corso.

Condivido qui sul Blog  il post.

“Alle certezze preferisco il dubbio

Intanto un saluto a tutti voi.

E’ inutile presentarmi visto che in rete conosco ciascuno di voi e con qualcuno ho condiviso diversi momenti di vita e di lotta. Premetto che mi autodefinisco: “insegnante per caso”.
Nella vita ho fatto un po’ di tutto e ho iniziato ad insegnare nella scuola pubblica in maniera continuativa dal 2005, dopo diverse esperienze didattiche prima e dopo glli studi universitari, ovviamente da precario accettando tutti gli anni una supplenza annuale su cattedra (quasi sempre vacante), soprattutto su tecnologia alle medie. In quegli anni non mi sono fatto mancare nulla, due anni da ITP, tre su Sostegno di cui l’ultimo condiviso con la materia, uno su Costruzioni e 11 anni su Tecnologia. Facendo un po’ di calcoli per 2/3 svolti quando ero in terza fascia GI.

Solo dal 2014, grazie all’abilitazione PAS, sono entrato in seconda fascia, anche grazie ad una battaglia vinta su chi aveva “deciso a tavolino” di lasciarci fuori da quel triennio 2014-17. Gli stessi che hanno continuato a mettere le “manine” nei decreti e leggi successivi, favorendo sempre “gli unti del signore”. Ottenemmo infatti l’iscrizione con riserva che poi abbiamo sciolto nel luglio 2014, vista la scadenza fissata per la prima volta nella storia prima di fine giugno. L’impegno era già iniziato dal 2013, anche se sinceramente ho sempre preferito lavorare che star dietro alla politica, di cui non nutrivo e non nutro ancora molta fiducia. Non parliamo del sindacato. Ma fu proprio quella “carognata” che ci hanno fatto comprendere che la lotta la dovevamo fare in prima persona, nelle aule dell’Università e per strada e così quasi per caso improvvisammo un girotondo intorno alla Torre di PISA, dove si concentrava la maggior parte delle discipline tecniche del PAS. Da lì in poi è stato un susseguirsi di incontri, dibattiti, manifestazioni, convegni e Sit-In che hanno portato al transitorio.
Oggi riscuotiamo quello che un po’ ci è stato negato dalla legge e dalla logica dei fatti. Eravamo nella scuola da più di dieci anni, sfruttati come in un paese del terzo mondo, senza nessun diritto ma con tante responsabilità. Altro che “sanatoria” come molti denigratori e scribacchini di grande testate amano definirci, questo Transitorio è stato per noi un “risarcimento”.
Anche perché se lo Stato obbliga le scuole paritarie e private, dopo tre anni, di regolarizzare il rapporto di lavoro, non capisco perché non lo faccia lui per primo. Sono le solite assurdità italiane in nome di una legge che loro prima di tutti disattendono.

Ho fatto questa premessa perché le nostre storie sono molto simili, ciascuno di noi conosce e ha lavorato con colleghi di ruolo e precari. Sa benissimo che il buon insegnante lo riconosci non certo per il tipo di contratto ma per come svolge in modo serio e professionale il proprio lavoro. Le differenze le faranno sempre chi è consapevole della propria debolezza, ponendo magari barriere e strumenti per evitare confronto e scambio. Io appartengo a un’altra generazione, non temo confronti ma allo stesso tempo non amo assolutamente la gara e la competizione fra pari.
Non devo dimostrare niente a nessuno, il mio impegno deve servire solo a “guidare” i miei alunni nel mare della conoscenza, fargli comprendere il piacere della scoperta e la capacità di trovare soluzioni ai diversi problemi che la vita ci pone tutti i giorni. La materia è solo lo strumento, la chiave di volta per ottenere questa consapevolezza. Non sempre ci si riesce, ma l’obiettivo resta chiaro. Nessun concorso o graduatoria sarà mai in grado di fornire una scala reale di valori. Bisogna esserne consapevoli. Altrimenti si è sbagliato mestiere. Se volete dimostrare di essere i migliori, provate con lo sport, provate con le libere professioni. Se la vostra indole è quella di dimostrare al mondo che ci siete solo voi e tutto il resto è polvere, ascoltate un consiglio d’amico mirate più in alto, la scuola non fa per voi.
Siamo docenti a prescindere da titoli e abilitazioni, talvolta inventate da leggi con il solo fine di fornire alimenti a istituzioni poco appetibili per le loro capacità professionali.
Certo noi ci siamo messi in gioco, come è giusto che sia, perché le leggi le rispettiamo anche se le riteniamo ingiuste e spudoratamente di parte. Quindi oggi ci aspettiamo che ci siano riconosciuti l’impegno profuso e i sacrifici affrontati. Ma questo non ci deve rendere ciechi. Sappiamo guardare oltre la siepe, conosciamo l’orizzonte, insegniamo ad essere giusti e comprendere i problemi, dando soluzioni.
Non dobbiamo alzare muri o barriere.
Diciamo quindi che è un bene che la politica pensi a sanare le situazioni di altri colleghi che come noi hanno in fondo seguito lo stesso percorso. Cercate di trovate soluzioni semplici, rispettando però la “fila”, nel senso che è giusto dare precedenza e priorità a chi ha un già un titolo e comunque ha già iniziato questo percorso. Successivamente è giusto inserire in ruolo anche chi ha già l’esperienza sul campo, questo bistrattato servizio, che vi assicuro non è una colpa ma una ricchezza. Questo si può fare anche senza altri oneri o percorsi. Questo sta nella logica delle cose e chi si oppone credo sia in malafede.
Però sia chiaro che tutto deve essere fatto seguendo le norme, nessuna scappatoia o furbata. Ad esempio a chi pensa di saltare la “fila” con un ricorso, come nell’attuale transitorio. Bene gli si impedisca l’accesso al nuovo reclutamento, della serie o stai alle regole o ti rivolgi alla magistratura, ma a quel punto non ti considero, non accetto alcuna tua richiesta fino a quando non rinunci al contenzioso. Insomma introdurrei una specie di daspo per i ricorsisti.

Va da se che nessuno farebbe più il ricorso se gli fosse data la possibilità di seguire un percorso, che alla fine lo porterà ad un risultato certo.
Ma conoscendo la malafede di molti, comunque lo metterei per iscritto.
Basta con la guerra fra colleghi, perché una cosa è dire l’inserimento a pettine, altro è sentire prima noi e poi loro, senza capire chi siamo noi e chi sono loro.
Perché se in una regione mancano i docenti di matematica, dove è scritto che NON si debba assumere i colleghi della terza fascia con anni e anni di servizio, perché aspettare che l’ultimo docente abilitato di altra disciplina sia immesso in ruolo. Quale è la logica di questa assurdità?La cosa è lapalissina…si assumono i docenti che servono, punto. Oppure qualcuno vuole ripetere lo scempio fatto da Renzi e Giannini con la “buona sola”, cioè assumere tutti senza che ci sia uno straccio di posto, lasciando a casa quelli che lavoravano davvero. No…proprio non ci siamo, altro che merito, qui manca l’ABC. Ma dove credete di andare con queste ipotesi malsane?
Se i docenti continuano ad avere supplenze annuali su cattedre è giusto che siano stabilizzati, a prescindere dalle loro fasce ovviamente seguendo una linearità, prima da GaE, Seconda e poi eventualmente da Terza. Certo per la terza si troverà uno strumento come già accaduto nel 2005 con il DM 85. Trovo quindi auspicabile e legittimo il lavoro intrapreso dal Senatore Mario Pittoni per stabilizzare anche dalla terza fascia, in tutte quelle discipline e aree geografiche dove mancano i docenti. Si trovino gli strumenti adeguati perché questo avvenga in modo serio è adeguato, dando priorità gerarchica alle varie graduatorie, ma anche dando la possibilità di un’eventuale mobilità “volontaria” da altre regioni ma con l’obbligo di restarci per almeno 5 anni.
Inoltre auspico che si velocizzi la procedura concorsuale già prevista dal dlgs 59/17, perché le scuole hanno bisogno dell’energia dei nostri giovani appena laureati (non lo dite però al ministro che evidentemente non conosce il decreto). Questo perché malgrado tutto, anche se non ben apprezzata e retribuita, resta ancora una delle professioni più meravigliose che si possano fare nella vita.

Ai politici e al governo invece vorrei dare un consiglio, cercate di risolvere i problemi senza crearne…il doppio, tipo l’ultima boutade del rinvio del 31/12 che non ha alcune vantaggio se non l’unico risultato di impedirci nel 2019 una migliore scelta.
Ad esempio non sarebbe stato male dare a tutti i colleghi che NON hanno potuto partecipare al transitorio, avendo a disposizione una cattedra, un contratto a tempo determinato dal primo settembre al trentuno di agosto, a parziale risarcimento dell’anno perso per l’incapacità e inefficienza dell’amministrazione di portare a termine la procedura concorsuale.

Inoltre consiglierei, viste le mancate candidature dei commissari del concorso 2018 e 2016, di prevedere per i futuri concorsi in dirittura d’arrivo o l’incremento delle diarie oppure l’esonero dalle attività didattiche per i commissari che potrebbero essere coperte, viste le solite economie di spesa, dai colleghi del potenziamento.
Questo al fine di garantire una certa celerità nelle procedure concorsuali, visti i numeri di primaria e infanzia.

Spero di aver dato un contributo utile alla discussione e comunque premetto…non voglio e non devo convincere nessuno. Alle certezze preferisco dubbi ed errori. Sono fatto così. Buona domenica.

Mimmo Bruni”

 

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